La scorsa estate come compito delle vacanze di storia ci siamo trovati ad affrontare una situazione nuova: dovevamo recarci nella nostra bellissima Verona, scegliere alcuni monumenti di epoca romana, fotografarli e poi documentare il tutto in una breve presentazione.
Scandagliando i vari percorsi di Verona romana in internet e su alcuni libri, mi sono resa conto che la nostra città è molto simile a Roma, certo molto più piccola, ma l’impostazione è praticamente uguale: il piano urbanistico con i decumani, il foro nel mezzo (oggi Piazza Erbe), le mura di cinta (frammenti delle mura in piazzetta Gallieno) e le porte di entrata alla città (oggi Porta Leoni e Porta Borsari), i ponti (Ponte Pietra), gli archi (Arco dei Gavi).
Tra tutti ricordiamo l’anfiteatro, l’Arena, che, oltre ad essere il monumento più evidente della città per la sua imponenza, è anche uno degli anfiteatri romani meglio conservati. In questo luogo i romani assistevano a battaglie tra gladiatori, a gare tra bighe, oppure alla caccia ad animali esotici. C’è anche il Teatro Romano, di dimensioni inferiori, in cui il popolo romano andava ad assistere a rappresentazioni di commedie e tragedie. Inoltre ci sono numerosi luoghi di epoca romana visitabili sotto il piano di camminamento. Alcuni di essi sono ben visibili attraverso delle lastre trasparenti poste a livello stradale come resti di strade lastricate e mosaici che sono stati scoperti casualmente restaurando case private o scavando per infrastrutture pubbliche.
Dopo aver fatto le dovute ricerche ho deciso di soffermarmi sull’Arco dei Gavi, probabilmente perché è l’unico monumento che non si trova più nel posto dove lo avevano costruito originariamente i romani, cioè nell’attuale Corso Cavour. L’arco, infatti, fu smontato dalle truppe napoleoniche nel 1805 perché ostacolava il passaggio dei carri militari e dell’esercito francese e fu ricomposto solo nel 1932 nell’attuale ubicazione, nella piazzetta alla destra di Castelvecchio.

Attribuzione: Jacques Androuet du Cerceau (1515-1585), Public domain, Wikimedia Commons
Aldilà del monumento scelto, è stata significativa l’esperienza vissuta dalla classe. Ritrovarsi e rivedersi durante il periodo estivo è stato piacevole e girare per le vie della propria città come turisti, fotografare il monumento, nel suo insieme, inquadrando i dettagli, cercando di cogliere aspetti inosservati fino a quell’istante, è stato divertente e ha stimolato la mia curiosità. La ricerca successiva, per pianificare la presentazione, ha sostenuto la motivazione, visto che il prodotto finale sarebbe stato presentato alla classe.
Di solito noi giovani facciamo fatica a studiare la storia e ad “entrarci” veramente, spesso riteniamo siano cose del passato e lontane da noi. Anche se vivo in una famiglia appassionata di arte e di storia, che in qualsiasi viaggio non trascura mai visite a monumenti, chiese, musei e siti storici o archeologici, aver vissuto questa esperienza con la scuola mi ha piacevolmente stupita.
La stessa Costituzione italiana all’art. 9 ci chiede di salvaguardare la bellezza storica del nostro Paese; è una sorta di missione che la nostra Costituzione ci dona, affinché il nostro patrimonio mantenga vivo il legame con il passato e trasmetta a noi giovani l’importanza della memoria storica.
Quindi compiti come quello delle vacanze, qui descritto, ci ha permesso, pur nel nostro piccolo, di cercare i monumenti di Verona relativi ad una determinata epoca e di venire a conoscenza di particolari che non avevamo mai visto prima, pur passandoci davanti continuamente. E’ stata un’opportunità per comprendere il loro enorme valore e riappropriarci della nostra città.
Forse avremmo bisogno di uscire un po’ di più dalle aule di scuola; il nostro patrimonio culturale non si valorizza solo raccontando la storia di un monumento, ma anche avvicinandosi fisicamente il più possibile per vederlo da vicino.
Ecco cosa intendo per “Verona come Roma ma a km 0”: abitiamo in un Paese meraviglioso, pieno di storia in ogni angolo, e i giovani si possono appassionare stimolando la loro curiosità e conoscendo i luoghi in cui vivono. Non serve andare tanto lontano.
Laura Recchia