L’evoluzione della storia dei pantaloni, come quella di molti altri capi d’abbigliamento, è per diversi aspetti il riflesso dell’evoluzione della nostra società.    

Infatti, se è vero che oggi i pantaloni sono per eccellenza il capo d’abbigliamento più democratico e unisex che ci sia, è vero anche che in passato, almeno fino agli anni ‘20, le donne non si sarebbero mai neppure sognate di poterne possedere un paio nel loro guardaroba.

La storia dei pantaloni è molto antica, infatti le brache risalgono a circa duemila anni fa, quando i nomadi delle steppe eurasiatiche avvertono la necessità di gambali robusti per poter girare comodamente a cavallo. Pur evolvendosi nel tempo (calze solate nel Medioevo, culottes nel ‘600), però, i pantaloni si mantengono una prerogativa esclusivamente maschile, simbolo di virilità e potenza sia dal punto di vista della forza fisica, sia dal punto di vista del ruolo sociale.

Per questo, ad eccezione di alcune strabilianti figure che potremmo definire madrine dei pantaloni, come Giovanna D’Arco (‘400) e la siciliana Francisca Massara (1698), per poter assistere ad una vera e propria rivoluzione femminile nel campo della moda dovremo aspettare l’Ottocento.  E’ proprio in questi anni che Elizabeth Smith Miller (1822-1911) inventa i pantaloni da donna. Infatti, durante una giornata di giardinaggio decide di sostituire lo scomodo abito lungo con un paio di pantaloni alla turca e, grazie all’amica e attivista Amelia Bloomer, che pubblica un articolo a questo proposito, la sua stravagante idea viene diffusa e accolta con coraggio dalle prime rivoluzionarie. Il pantalone diventa fin da subito un capo d’abbigliamento molto gettonato nel movimento delle suffragette, perché assume un carattere simbolico di sfida nei confronti delle convenzioni sociali, di denuncia e di provocazione.       

Palazzo Trousers
Museo della moda di Anversa, CC0, Wikimedia Commons

Negli anni ’20, la società comincia finalmente a tollerare che anche le donne possano indossare abiti considerati maschili per affrontare lavori manuali pesanti. Inoltre, la visione rivoluzionaria della moda femminile di Coco Chanel, che scommette sui pantaloni, rende questo capo una vera e propria tendenza, seguita soprattutto dalle donne più ricche.

Negli anni Trenta e Quaranta i pantaloni sono principalmente legati ad un utilizzo sportivo, mentre negli anni Cinquanta e Sessanta, con l’acquisizione di sempre maggior indipendenza delle donne, diventano un elemento comune anche in occasioni formali e di lavoro. Infine, negli anni Settanta, con l’arrivo dei pantaloni a zampa d’elefante e a vita alta, sotto l’influenza della moda Hippie, per la donna diventa finalmente normale poter utilizzare anche questo capo d’abbigliamento.           

Anche se ad oggi a noi ragazze pare così scontato poter scegliere se indossare una gonna o un pantalone, non bisogna dimenticare quanto sia stato faticoso per le donne di ieri “guadagnarsitutti i diritti che spettavano loro, a partire da questa libertà di scelta, apparentemente banale.            

Chiara Pira