Dal 21 novembre 2024 al cinema sta venendo proiettato l’ultimo film di Gabriele Salvatores, premio Oscar nel ‘92 per “Mediterraneo”, “Napoli-New York”.
Da un soggetto di Fellini sulla Napoli deflagrata del secondo dopoguerra, Salvatores parte per raccontarci la storia di due bambini, Celestina e Carmine, che, ormai rimasti soli, decidono di abbandonare la situazione di miseria in cui versano imbarcandosi per gli Stati Uniti insieme a tanti emigranti italiani in cerca di fortuna.
I riferimenti a situazioni d’attualità non sono casuali, “I migranti eravamo noi” dice Salvatores intervistato parlando del suo film.
Il tono del racconto è quello di una favola, a lieto fine quindi. Il rischio che si corre a trattare certi temi in questo modo è quello di un appiattimento generale. D’altronde due orfani, stranieri, clandestini, in una metropoli come New York è improbabile che finiscano ad abitare in una reggia, è improbabile che non vedano seriamente la miseria. La struttura della storia non può non condurre ad un conflitto: come sopravvivere? Nello sfruttamento o di espedienti? Questo non viene sviluppato appieno.
In ogni caso il film è piacevole. Spinge a riflettere sulla condizione dell’immigrato e sul razzismo che l’italiano ha subito un secolo fa e che oggi fa subire a tanti che entrano nel nostro paese.
Enrico Todesco